Studio a grafite ispirato a una particolare veduta interna del Castello di Bran, in Romania.
L’opera nasce da uno sguardo parziale, osservato da un terrazzo interno: non una rappresentazione frontale o turistica del castello, ma un frammento architettonico attraversato dalla memoria del viaggio.
La torre centrale, le masse scure e le linee spezzate costruiscono uno spazio sospeso, quasi raccolto dentro una cornice d’ombra. Il disegno non cerca la precisione documentaria, ma una restituzione emotiva del luogo: pietra, silenzio, verticalità e inquietudine.
In questa veduta, Bran diventa meno monumento e più esperienza percettiva. La grafite trattiene l’instabilità dello sguardo, trasformando l’architettura in un luogo interiore.